“Onlife” è il termine che meglio di qualunque altro descrive la generazione degli adolescenti di oggi. Un neologismo che sottolinea come nella nostra società vi sia una compenetrazione sempre più stretta tra “reale” e “virtuale”; mondi che ormai per le giovani generazioni hanno confini sempre più sfumati, influenzandosi reciprocamente. Il mondo digitale è luogo in cui incontrarsi, fare nuove conoscenze, confrontarsi, trovare risposte alle naturali domande e curiosità. Inevitabile quindi che web e social media abbiano oggi un impatto importante sulla costruzione dell’idea di sessualità nei più giovani. Questo ha indubbiamente ricadute positive, quali ad esempio ampliare le connessioni, offrendo comunità in cui identificarsi e confrontarsi tra pari, elementi importanti nella costruzione del proprio sé, cruciale in adolescenza. Tuttavia, come emerge dal report, web e social media nascondono anche numerosi rischi, specie se usati inconsapevolmente, in modo non guidato e acritico, e se li si lascia diventare l’unica fonte di educazione sessuale. Possono imporre canoni estetici irrealistici e non salutari, rendere critica la tutela della privacy, veicolare pericolose disinformazioni.
L’analisi dei dati raccolti mette in luce quella che è oggi la vera sfida ed emergenza educativa: creare una rete di figure adulte di riferimento capaci di mettersi a fianco dei ragazzi nel loro percorso di crescita, nella costruzione della loro identità e nello sviluppo di una sessualità sana, consapevole e appagante. Dalle parole dei più giovani emerge forte e chiaro il desiderio di potersi confrontare in modo libero e costruttivo con il mondo adulto sulle tematiche sessuali. Partendo dalla famiglia, primo nucleo di educazione alla sessualità e all’affettività; non tutte le famiglie dispongono però di attitudini e strumenti necessari ad instaurare un dialogo con i figli su questi temi. Ecco allora che diventa importantissimo che genitori e caregiver siano sostenuti in questo compito dagli ambienti istituzionali. In primis la scuola, luogo di aggregazione principale (e oggi spesso l’unico) per bambini e ragazzi.
L’educazione sessuale, come già avviene in molti paesi, deve diventare parte integrante del curriculum scolastico e ciò non appare più procrastinabile. Parallelamente alla “rete digitale”, che negli ultimi anni sempre più ha occupato spazi nelle vite dei ragazzi, è importante e necessario creare una rete di adulti competenti e formati sulle tematiche dell’educazione sessuale. Una comunità educante il cui ruolo non è quello di demonizzare le risorse digitali, che, come già detto, hanno indubbi risvolti positivi, quanto piuttosto quello di guidare le giovani generazioni ad un utilizzo consapevole di tali risorse e di integrare quanto web e social media non possono essere in grado di veicolare. Se le risorse digitali possono essere un valido supporto per la parte più “nozionistica” ed informativa dell’educazione sessuale, è solo attraverso il dialogo di persona, interventi educativi mirati e capaci di creare momenti di confronto tra pari e soprattutto attraverso l’esempio che è possibile prendersi cura della complente di educazione affettiva.
Educare all’ascolto di sé e delle proprie emozioni, validarle senza giudizio, promuovere lo sviluppo di abilità comunicative e di ascolto dell’altro, insegnare i corretti stili relazionali. Tutti questi sono elementi essenziali per crescere una generazione di futuri adulti consapevoli, capaci di intessere relazioni sane e costruttive. I ragazzi chiedono a gran voce, nei modi più disparati, spesso anche attraverso un disagio psicologico, che venga rispettato e garantito il loro diritto ad un’educazione affettiva e sessuale: è tempo di ascoltarli.
Credits:
Immagine di copertina (e tutte le immagini): Giorgia Simonini per Save the Children