Salta al contenuto principale
Nel cuore delle adolescenze
Nel cuore delle adolescenze
diDaniele Biella*
Nel cuore delle adolescenze

“Onesto? Sto nel chill”. Se sentite una ragazza o un ragazzo adolescente di oggi pronunciare una frase del genere, non c’è da temere: la modalità chill è lo stato d’animo di quando le cose vanno bene e le preoccupazioni non superano il livello di guardia. Non è per tutti così: nel nostro viaggio per scrivere Senza filtri. Voci di adolescenze, l’Atlante dell’infanzia (a rischio) 2025 - prendendo come riferimento la fascia dai 13 ai 19 anni, ovvero fino a quando la corteccia cerebrale arriva a piena maturazione - abbiamo incontrato spesso ragazze e ragazzi che non se la passano bene. Pressioni scolastiche, familiari, angoscia per il futuro del pianeta che diventano ansie e paranoie; isolamento sociale che rende la camera di casa l’unico luogo “sicuro” al riparo dalle difficoltà nel gestire le relazioni dal vivo, acuite dalla pandemia; iperconnessione che rende tutto così “vicino” e illusoriamente sotto controllo, tra smartphone e social network sempre più pervasivi e votati al perfido binomio prestazione/perfezione. “Aiutiamoci a chiedere aiuto, prima che sia troppo tardi”, è l’appello che ci ha chiesto di diffondere una ragazza ospitata in un centro di riabilitazione psicologica per adolescenti. I quali, come lei, hanno anche tentato di togliersi la vita e ora si stanno faticosamente ricostruendo, “pezzo per pezzo”, supportati da adulti dediti a un lavoro di cura lungo e delicatissimo. 

Onesto? Sto nel chill

Perché partire da qui? Perché la domanda con cui siamo andati ad ascoltare centinaia di teen dalla Sicilia al Piemonte - “gli adolescenti stanno male?” - è quella che si sta facendo il mondo adulto che è rimasto turbato dalla serie Adolescence e sente le notizie di giovanissimi che da una parte aggrediscono e derubano coetanei, che fanno del male al partner, dall’altra diventano hikikomori o praticano cutting, tagli autolesionistici. La risposta a questa domanda non è una ricetta: è un dedalo di complessità che, in quanto tali, vale la pena affrontare. Anzi, è oggi più che mai necessario, come chiedono loro stessi ai “grandi”. Nonostante si rendano conto che lo scollamento tra i due mondi è oggi a livelli molto alti, tanto che, oltre a tentare come in passato di risolversi i problemi psicologici tra pari (gli amici, primissima risorsa, quando ci sono) si affidano sempre di più all’IA, Intelligenza Artificiale, pratica riscontrata nelle interviste dal vivo e confermata in un sondaggio dettagliato che trovate tra le pagine dell’Atlante.


C’è un punto di partenza da tenere bene a mente nel viaggio tra le adolescenze d’Italia: sono al 6,86% della popolazione complessiva. Mai così pochi, e poco rappresentati. Sui media tanti parlano di loro, loro non trovano quasi mai parola. Ma quello che abbiamo riscontrato è ben chiaro: se messi nelle giuste condizioni, ragazze e ragazzi si raccontano. Senza filtri, appunto. Salute mentale, amicizie, sessualità, delusioni, (auto)critiche, paure ma anche sogni. Non solo, in un’epoca in cui al drop out scolastico si sta affiancando quello sportivo (è in aumento l’abbandono di ogni sport all’inizio dell’età adolescenziale) provano anche a chiedere: più spazi di senso, di libertà, più possibilità di sbagliare, meno pressioni. 
 

Perché partire da qui

Chiedono un mondo migliore, senza le guerre che altri stanno combattendo sulle loro teste, verso una sostenibilità ambientale bistrattata ma sempre più necessaria. Ritornano in piazza - l’abbiamo visto di recente, a inizio ottobre 2025 - senza nascondere i propri limiti, le difficoltà di questi tempi oscuri. Partono dall’IO, dall’egocentrismo delle adolescenze di tutte le epoche, entrando in relazione con un VOI oggi più sfidante che in passato, alla ricerca di un NOI che non tutti trovano. “Volete conoscerci? State nel disagio con noi, affrontiamolo assieme”, ci dicono. “Consiglierei agli adulti di entrare nelle playlist dei ragazzi, anche se ci sembrano stonate, rumorose, incomprensibili”, ci dice la scrittrice Viola Ardone tra le pagine dell’Atlante. “Agli adolescenti non serve un giudice, ne hanno già troppi, dentro e fuori. Ascoltare significa sospendere il giudizio, accettare l’opacità di ciò che ci raccontano. Bisogna allenarsi a essere più orecchi che lingua”. Sottoscriviamo.

Educazione
Politiche, diritti e partecipazione
Povertà
Salute e Nutrizione